ESTATE 2005

Nell’estate 2005 è stata riproposta la presenza di giovani volontari bergamaschi nei villaggi in cui è attiva “Bergamo per il Kosovo”. Il contesto in cui questa presenza si inserisce è significativamente mutato: in quell’area è in atto il delicato rientro della minoranza serba. Esiste la volontà di replicare l’esperienza anche nell’estate 2006. Ecco una testimonianza delle ragazze e dei ragazzi che hanno partecipato all’esperienza:

"Non dura che alcuni minuti il momento in cui il sole, calando, va ad incagliarsi nel pezzo di cielo a forma di cono che due montagne creano con i loro profili. E si colorano le rare case, quelle che ormai sono soltanto scheletri, ricordo di un conflitto crudele, e quelle di chi è “rientrato” e che sono state appena ricostruite, fondamenta di nuove speranze. Si colora anche la scuola, che ancora non è terminata, ma che appare solida e funzionale e che porta con sé la promessa di nuove e pacifiche convivenze.
Sulla strada, sterrata e piena di buche, corre un pulmino bianco. Dai finestrini aperti si sparge una musica allegra. I passeggeri, all’interno, non si contano. Quando si ferma, le portiere si aprono e bambini e ragazzi escono da ogni fessura. In un attimo il prato si riempie di colori, voci, grida, giochi: palla-cerchio, scalpo, 10 passaggi, bandierina, pallavolo, calcio, palloncini, pista saponata. Si sente parlare italiano fra i ragazzi, una ventina di giovani fra i 18 e i 30 arrivati da Bergamo per partecipare come improvvisati animatori al Progetto Giovani di Bergamo per il Kosovo, supportato dall’Ufficio Giovani del Comune di Bergamo. I bambini invece sono in parte albanesi e in parte serbi. Sono figli degli abitanti di Siga e Brestovik, due villaggi della vallata di Radavac alle porte della città di Pejë/Pec, nel Kosovo nord-occidentale. Abitano a poca distanza gli uni dagli altri, ma probabilmente è la prima volta che giocano insieme da quando le famiglie serbe sono rientrate in Kosovo dopo il conflitto. Nei canti che fanno da intermezzo fra una corsa e l’altra i testi vengono storpiati e le parole pronunciate in modo talmente scorretto e comico che la lingua e il senso perdono quasi di significato, ma rimane la bellezza del condividere un pomeriggio di gioco e di festa.
A fine giornata il furgone è di nuovo sulla strada e riporta verso casa i giovani volontari che, nonostante la stanchezza, non riescono a nascondere un sorriso compiaciuto; avevano tutti grandi aspettative riguardo a questo viaggio, ma probabilmente fino a poche settimane fa nessuno di loro avrebbe pensato di assistere ad un evento così piccolo e naturale nel suo svolgersi, ma così importante nel suo significato, come il veder giocare insieme bambini di due etnie che a pochi anni di distanza da una guerra, faticano a trovare le basi per una convivenza civile.
Nel campo rimasto alle loro spalle, qualche vacca pascola pigra sotto la sorveglianza di uno sguardo annoiato, brucando l’erba e pregustando l’arrivo della frescura serale. E meravigliandosi quando fra un boccone e l’altro, dell’insolita presenza, sul prato, di piccoli pezzi di carta e stoffa colorata, di spago e di palloncini.
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